La "Riserva" e Vasto - Fattoria Marianna
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In una regione ricca di aree protette come l'Abruzzo,questa riserva ha la pecularietà di essere l'unica marina.

Fauna

Fauna
 
Al largo della riserva, non mancano mai i delfini del genere Stenella, o il tursiope, oltre a diverse altre specie marine tipiche del Mar Adriatico. Avifauna : gli appassionati di birdwatching possono osservare, oltre al fratino (nella foto a destra) simbolo della riserva, il fenicottero maggiore, l'airone cenerino, la nitticora, la sgarza ciuffetto, il tarabusino, la garzetta, il , la sterpazzola, tra i rapaci il gheppio, e la poiana.
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Tra la tipica vegetazione delle coste sabbiose troviamo il ravastrello, l'Ammofila arenaria, la Calcetreppola marina, la Xantium italicum, la euforbia delle spiagge, il papavero giallo, il mirto, la salsola, il giglio di mare, il finocchio spinoso
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La storia di Vasto

La storia di Vasto
La storia della città

La prima popolazione che abitò Vasto fù costituita, secondo la leggenda, da tribù provenienti dalla Dalmazia...

 

Città del Vasto
le sue radici La sua storia

La prima popolazione che abitò Vasto fù costituita, secondo la leggenda, da tribù provenienti dalla Dalmazia. Il primo nome, Histon, venne dato a Vasto da Diomede, il quale arrivò sul posto alla guida degli Illiri; Histon, infatti, ricordava il monte Histone di Corfù. Verso il V secolo a.C. il sito fù occupato dai Frentani che potenziarono il primitivo approdo di Punta Penna. Le tante iscrizioni osche e i recenti rinvenimenti di anfore nel golfo di Vasto, testimoniano l'esistenza di traffici marittimi, nonchè la grande importanza della città nel territorio frentano. Dopo la guerra sociale (91-88 a.C.) Histon divenne Histonium e fù elevata alla dignità di Municipio Romano e durante l'età imperiale acquisì potenza e prestigio. In epoca post-imperiale la città non fù risparmiata dalle invasioni barbariche alle quali fece seguito un periodo oscuro nel quale si perse addirittura il suo nome. Un conquistatore franco, Aymone, eresse, sulle rovine dell'antica Histonium, un borgo fortificato, da lui chiamato Guast d'Aymone. Dopo il periodo angioino, che lasciò delle tracce profonde nel lessico, Vasto fù assegnata ai D'Avalos, di origine spagnola, che vi trasferirono il fasto della corte iberica e innalzarono uno splendido palazzo: il Palazzo D'Avalos; la città, per la sua bellezza, fù chiamata "Atene degli Abruzzi". Il Palazzo D'Avalos fù distrutto dai Turchi nel '500, ma subito ricostruito in forme rinascimentali; fù anche dimora di Vittoria Colonna. Al suo interno oggi si trovano il Museo Archeologico e la Pinacoteca. La città alta conserva molte testimonianze del suo passato; resti di ville Augustee e tracce di insediamenti medievali. Nei pressi di quella che fù, più tardi, la Chiesa di S.Pietro, si ergeva, in epoca romana, il Campidoglio; in Via Adriatica furono scoperte le Terme, le quali stanno a dimostrare quanto abbondante fosse l'acqua a disposizione dei vastesi di ieri, i quali, nelle opere idrauliche, erano dei veri e propri maestri; basti pensare alle due enormi cisterne ancora intatti situati al capo meridionale della Loggia Amblingh. Al Seicento risale il superbo Palazzo della Penna che domina la spianata omonima al riparo da occhi troppo indiscreti; quattro massicci bastioni con munitissime garitte dovevano servire a scoraggiare eventuali malintenzionati. E' la casa dei misteri; si narra che l'edificio venne messo su in una notte da cento diavoli. Dove è situata oggi Punta Penna dicono che una volta ci fosse una splendida città, Buca, sparita ingoiata dal mistero. Famosa la tavoletta di bronzo qui rinvenuta che reca in lingua osca i nomi di due censori frentani, con i resti di mura, templi, colonne, urne funerarie e monete. Tra i personaggi illustri cui la città Del Vasto diede i natali (Vasto, insieme con il Cairo ed il Pireo vuole, innanzi a sè, l'articolo maschile), ricordiamo Lucio Valerio Pudente, incoronato poeta in Campidoglio dall'imperatore romano Traiano, dopo aver gareggiato, a soli tredici anni, nel 106 dC, nella poesia latina, durante i Giochi Capitolini che si svolgevano a Roma; ricoprì in seguito la carica di curatore delle rendite pubbliche durante l'impero di Antonino Pio. Altro figlio illustre di Vasto fù Gabriele Rossetti, il "Tirteo d'Italia", poeta ispirato, fecondo, patriota irriducibile che, con i suoi versi, infiammò il Risorgimento napoletano; fù condannato a morte e fuggì esule a Londra, dove non cessò mai di dar lustro all'Italia e di cantare la lontana, amata patria vastese. Patrono della cittò San Michele, l'Angelo custode, invocato dai vastesi nei giorni grami della metà del XVII secolo quando terremoti e pestilenze decimavano popolazioni intere. Vasto fù "città di grazia" cara al D'Annunzio e definita dallo storico Marchesani : "non ultima tra le più vetuste d'Italia, tra le più favorite dalla natura, una città che non poche ragioni avrebbe ad essere di frequente menzionata

Il castello Caldoresco

Il castello Caldoresco
Castello Caldoresco
Edificato nella prima meta' del secolo XV su una preesistente struttura dal signore di Vasto Giacomo Caldora...
 

Il Castello Caldoresco

Edificato nella prima meta' del secolo XV su una preesistente struttura dal signore di Vasto Giacomo Caldora, il castello sostenne nel 1464 un assedio durato tre mesi contro le truppe di re Ferdinando I d'Aragona. Adibito a tribunale e a carcere tra 1605 e 1697, restaurato e rafforzato nel 1713, è stato utilizzato verso la meta' dell'Ottocento come abitazione per privati. Il complesso presenta una pianta quadrilatera determinata da quattro fabbricati a base scoscesa disposti intorno ad un cortile rettangolare. Ai potenti bastioni cilindrici originali sono state aggiunte nel 1439 tre punte sporgenti quadrangolari. Risultano ancora visibili nelle mura le cannoniere e le feritoie per le colubrine. Il Castello Caldoresco, edificato sulla collina su cui si adagia la città alta, in un punto da cui si domina la marina, è un monumento dalla lunga e articolata storia costruttiva. All'impianto originario, risalente alla fine del XIV secolo e inizi del seguente, sarebbe da ascrivere la prima struttura a pianta quadrata con torri angolari cilindriche ( ne rimangono solo due), articolata intorno ad un cortile centrale, secondo un modello risalente all'architettura militare svevo-angioina. In seguito a distruzioni subite dalla popolazione vastese nel corso dei tumulti del XV secolo, il castello venne fortemente rimaneggiato sul finire dello stesso secolo da Innico D'Avalos , al quale si devono molti degli interventi che hanno conferito alla costruzione l'aspetto attuale. In questo periodo infatti, il forte viene trasformato e rinforzato da grandi bastioni angolari a mandorla (oggi ne rimangono solo tre dei quattro originari) e irrobustito da più spesse cortine murarie, coronate da apparato a sporgere continuo su beccatelli. L'adozione dei bastioni a mandorla, indica la volontà del committente di "aggiornare" la costruzione secondo le più recenti ed efficaci tecniche difensive: questo tipo di rinforzo angolare è infatti particolarmente resistente agli assalti, attenuando fortemente la vulnerabilità di questi punti. Oggi il forte si presenta dunque come un monumento "palinsesto", con le bastionature aragonesi che avvolgono il precedente nucleo angioino e con superfetazioni e sopraelevazioni esterne, iniziate a partire dal XVIII secolo, che hanno via via privato la struttura del suo uso e dunque del suo aspetto militare, per adeguarlo alle funzioni residenziali. Oggi il Castello Caldoresco è in parte adibito a scopi residenziali, in parte ad uso commerciale.
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Palazzo D'Avalos

Situato in Piazza Pudente, è costruito sui resti di un edificio del XIV secolo. Si tratta di una struttura originaria del '300...

 

Situato in Piazza Pudente, è costruito sui resti di un edificio del XIV secolo. Si tratta di una struttura originaria del '300 di cui conserva diversi dettagli decorativi: n'è una testimonianza una splendida bifora.
Dopo il periodo angioino che lasciò tracce profonde nella sua struttura, il palazzo, nel 1427, viene ingrandito dal Caldora. Alla fine del '400 Vasto conosce la signoria di Innico II d'Avalos, che assume il titolo di signore del Vasto. I D'Avalos, famiglia di origine spagnola, vi trasferiscono il fasto della corte iberica e innalzano uno splendido palazzo; la città, per la sua bellezza, viene chiamata "Atene degli Abruzzi". Nel 1566 L'edificio fu incendiato dai turchi, guidati dal famoso Pialy Pascià; del palazzo rimasero in piedi solo i muri perimetrali, ma nello stesso anno i D'Avalos diedero inizio al suo restauro. A dirigere i lavori fu chiamato Fra' Valerio De Santis, conventuale di San Domenico.
La riedificazione comportò alcune modifiche: il cortile divenne più razionale con l'aggiunta di un portico (oggi tre delle quattro arcate sono chiuse), mentre a levante fu realizzata una spaziosa terrazza per gli appartamenti marchesali; in quello principale, rivolto verso il mare, era possibile ammirare, fino a poco tempo fa, il meraviglioso baldacchino dei signori vastesi. Il sontuoso giaciglio fu testimone, secondo una leggenda popolare, dell'esercizio del "Jus primae noctis", da parte di un marchese, Innico III, a danno delle avvenenti spose locali: ma approfondite indagini storiche hanno sfatato questa supposizione. D'altronde non si riuscirebbe a comprendere come mai i vastesi che già per due anni, dal 1497 al 1499, si erano opposti all'entrata dei D'Avalos come feudatari (accettati in seguito solo grazie alla mediazione del Re Federico d'Aragona) fossero capaci di subire un tale sopruso. Il palazzo fù anche dimora di Vittoria Colonna, confidente ed amica del noto Michelangelo.

La fortuna del palazzo era legata alla presenza dei D'Avalos. Con la morte del magnifico Cesare Michelangelo, avvenuta nel 1729, i discendenti preferirono dimorare stabilmente a Napoli presso la corte, per questo la decadenza del complesso divenne inevitabile. Attualmente è sede del Museo Archeologico e della pinacoteca. La sezione archeologica ospita statue femminili, teste di Afrodite, Eros, Zeus e Sileno oltre una serie di statuine bronzee, tutte raffiguranti la figura di Eracle. La Pinacoteca contiene un settore dedicato alla pittura contemporanea ed in particolare a quella del'800, in cui si possono ammirare opere di Filippo Palizzi, Valerio Laccetti, Francesco Paolo Michetti e Giulio Aristide Santoro, tutti artisti abruzzesi